Jiu Jitsu Brasiliano

Ho sempre guardato affascinato le arti marziali, fin da piccino i film di Bruce Lee, Chuck Norris e Van damme, hanno fatto da maestri a noi piccini che entravamo a scuola sotto il grido di “UATTAAA'”.

Poi si diventa adolescenti e arriva Ken il guerriero

ad infonderci quel senso di fiducia che tutto il mondo era cattivo e che bastava tirare le mani velocemente per far esplodere i cattivi.

Poi arrivano gli anni di piombo, le stazioni di notte, rapine e balordi nei locali ad insegnarci che la vita non è proprio così come la vediamo in Tv, ma soprattutto la vita è una soltanto.

Bisogna imparare a difenderla per sè e per chi ci è caro.

Troppe sono le notizie di cronaca di giovani vite spezzate dal “branco”, mentre altre persone osservano inermi e impotenti, perchè che non sanno che fare!

Ho deciso quindi, dopo anni di vita sedentaria, di voler imparare una disciplina che potesse essere d’aiuto nella vita normale, quella al di qua della Tv. Senza altissime pretese, non voglio essere il Danielsàn che risolve tutto a colpi di calcio “gru”, la mia ambizione è perlopiù quella di non lasciarmi prendere dal panico in situazioni stressanti, e saper riportare la pelle mia e di chi mi sta vicino a casa, senza per questo finire nei guai.

Non fu facile la scelta. La mia proverbiale agilità conferitami dal potere del gatto di marmo era una amara realtà con cui fare i conti.

Cercando qualcosa di concreto, senza strani salti volanti, meditazioni al gelo delle cascate, balletti con figure da danza classica, mi sono imbattuto una sera su Dmax in uno sport che non conoscevo: le MMA e ho visto questo ragazzone che parlava romano, Alessio Sakara (che diventerà un mio idolo) che combatteva, si allenava, raccontando la sua storia.

Dopo un’ora era diventato lo sport della mia vita.

La fortuna volle che la palestra che frequentavo, offriva questo genere di corso.

Il giorno dopo ero iscritto.

Tutto bello, tutto figo, tutto futuristico… ma mancava qualcosa. Mi sembrava una versione demo di quelle che erano le mie aspettative.

Sicuramente la mia inesperienza e la mia scarsa propensione alla lotta hanno influito negativamente su quei due allenamenti settimanali da 45 minuti. Troppi gli infortuni, troppi i lividi, poco l’apprendimento. Eppure non volevo mollare.

Non sentendomi legato a nessuna bandiera, decido di guardarmi attorno e trovo una nuova palestra (la mia Accademia) dove in un ambiente meno  figo, meno futuristico, meno bello del precedente, trovo tutto ciò che avevo sempre cercato. L’essenzialità : un tatami, attrezzi per il combattimento, sudore, disciplina.

C’erano tante persone con uno spirito diverso da quello precedente ma che rispecchiavano pienamente le mie aspettative.

Gente che, seduta, discuteva di tecniche di lotta che poi metteva in pratica. Proprio come se si fosse a scuola, anzi un’Accademia.

Decido così di voler fare la mia lezione di prova.

Conosco così Daniel (il maestro), che mi invita a voler provare la lezione di “Brazilian Jiu Jitsu”.

Oddio” pensai ” e mo’ che è sta roba? Na frociata?

Mi rendo presto conto che questa disciplina non era altro che tutta quelle serie di tecniche e mosse che vedevo fare nelle MMA quando gli atleti sono a terra, incastrandosi, tirandosi gli arti, tira qua, strappa là, infila il gomito su, infila il ginocchio giù, si aggrovigliano come anaconde in un lotta dove non si capisce più a chi appartiene un braccio o una gamba, fin quando senza un apparente motivo qualcuno si arrende, con una smorfia di sofferenza atroce, battendo una mano sul corpo dell’avversario. Esattamente ciò che cercavo.

Ormai estenuato, stanco, senza più forze penso che tutto sommato quella lezione mi è piaciuta.

Era soltanto il riscaldamento.

Dopo aver osservato gli insegnamenti di tecniche dai nomi improbabili (kimura, arm-lock, triangle choke sono quelli che mi restarono in mente), mi invitano a fare “sparring”.

Conosco così Giorgia (compagna di Daniel, il maestro).

La squadro, la analizzo sommariamente. Un metro e sessanta circa, per scarsi 50 kg, “è meglio che ci vado piano“. Pensai.

E mai feci errore più grosso in vita mia. Sottovalutai quel concentrato di “cazzimma*

Strapazzato, ribaltato, soffocato, rigirato, piegato e stirato tutto contro la mia volontà. Non vedevo l’ora che quel supplizio finisse, di portare a casa la pellaccia e chiudermi nell’angolo della vergogna per averle prese di santa ragione da una giovane, più piccola e più leggera di me.

E fu proprio questa la chiave di lettura su cui rimuginai al buio.

Se una ragazza con un corpo così piccolo rispetto al mio, mi ha fatto un culo così, senza ferirmi, senza farmi infortunare, ma controllandomi in maniera efficace, evidentemente quest’arte marziale funziona.

Evidentemente quest’arte marziale non è fatta di “tanti muscoli e niente cervello”.

Evidentemente quest’arte marziale nasconde dietro uno studio su cui fonda i suoi principi. Evidentemente… “pronto Daniel? Sono Alessio quel ragazzo…sì… volevo dirti che mi iscrivo al Jiu Jitsu Brasiliano, ci vediamo mercoledì”,

Da quel giorno, salvo cause di forza maggiore, cerco di non mancare mai ad una lezione.

A distanza di quasi due anni, oggi ancora non posso dire “vedete? Quello ero io due anni fa, ed oggi guardate che cambiamento”.

Gli anni di vita sedentaria, il fumo ( ho smesso), le paure e le ansie sono demoni che durante uno sparring tornano a farmi visita. E spesso vengo (come si dice in gergo) finalizzato proprio dalle mie paure.

I miei compagni di lotta lo sanno. Sono il più vecchio della classe, eppure loro, sicuramente con un briciolo di attenzione in più nei miei riguardi, mi accompagnano in questo percorso dove io cammino più lento.

Cos’è quindi per me il BJJ?

Un’arte marziale dove al primo posto c’è il rispetto verso i compagni di lotta; dove si rispetta il sudore altrui; dove si impara ( e questo l’ho imparato, credetemi) che dalle situazioni scomode bisogna uscirne presto, ribellandosi, prima che queste diventino situazioni di definitivo disagio; dove si impara l’importanza di far crescere chi è meno preparato di te, affinchè egli possa darti una mano a migliorarti; un posto dove isolare la mente dai problemi quotidiani che tentano di finalizzarci.

Un posto dove sicuramente tornerò domani e dove spero di incontrare te che mi hai letto fino a qua.

OSS!

*cazzimma, significato = non te lo dico. Questa è cazzimma.

 

Seguimi e lasciami un like 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *