I graffi sui meloni.

Vi siete mai chiesti perchè la maggioranza dei meloni e cocomeri riportano dei graffi sulla buccia?
Sto parlando di questo, ecco alcuni esempi di cucurbitaceae afflitte da questo misterioso sintomo.
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La risposta l’ho avuta una mattina dell’afosissima estate 2016 in un noto supermercato di una nota catena tedesca, dove l’aria climatizzata attirava, come la luce attira gli insetti, stormi di vecchietti pensionati: gli umarell.

L’attaccamento alla vita provoca una mutazione nelle abitudini degli “umarell”, che per istinto di conservazione migrano dal presidio dei cantieri edili agli habitat più favorevoli dei supermercati e centri commerciali.

(Per comprendere meglio questo trattato, l’invito che vi rivolgo è quello di soffermarvi attentamente alle descrizioni mimiche facciali e posturali e – nei limiti della decenza – provare ad imitarle. I più audaci potranno farsi dei selfie e aggiungerli ai commenti)

Tornando al presente, la mia attenzione viene catturata, e ben presto rapita, da una coppia (moglie e marito) di umarell.
Lei sospingendo il carrello, con tono intidimidatorio sussurra al suo compagno di scegliere il cocomero da una cesta di legno contenente decine e decine di cocomeri. Lei si allontana e lui dà inizio a quello che sarà un lungo rituale, eredità di anni di esperienza, per la scelta di quel cocomero che sarà affettato e distribuito sulla tavola ai propri familiari.

L’umarell approccia con distacco e finto disinteresse la cesta dei cocomeri.
Con una mano che afferra l’altra dietro la schiena, finge di passare di lì per caso ed essere attratto dal prezzo esposto sul cartellino fluorescente.

Avvicinandosi alla scritta col prezzo, strizza le palpebre invocando una messa fuoco che non troverà, quindi si ricorda degli occhiali appesi al collo, li indossa e contemporaneamente ritraendo la mandibola all’indietro porta in alto il labbro superiore dando sfoggio all’arcata dentale superiore, socchiude gli occhi. Adesso la messa a fuoco è perfetta ed il prezzo viene compreso dall’umarel che portando questa volta in avanti la mandibola, abbasserà i lati delle labbra dando vita ad una smorfia di dubbio disappunto.

Il ghiaccio è rotto. Adesso passa alle vie di fatto.

Inizia a girare attorno alla cesta di cocomeri, osservandone ognuno da ogni angolazione possibile così come al luna park i ragazzi osservano i premi esposti in quell’attrazione dove una gru meccanica richiude i suoi tre bracci metallici per catturarne un peluche che non prenderà mai.
Ma qui il vetro non c’è! Qui l’ambito premio puoi toccarlo, afferrarlo e portarlo via e l’umarell questo lo sa bene!

L’umarell rinfrescato dall’aria climattizzata dà così inizio al controllo qualità del melone/cocomero seguendo dei rigidi schemi che lo porteranno alla selezione del miglior frutto disponibile al momento. E quando dico “il migliore” voglio prorprio dire che non esiste cocomero o melone più dolce e succulento nel supermercato.

Prima fase. La bussata!

Serve a capirne la consistenza.

Con un occhio socchiuso e l’altro spalancato, stile felino ferito in battaglia, l’umarell socchiude le dita verso il palmo della mano e con un gesto del polso che definirei marziale, bussa due volte (due!) su ogni cocomero presente nella cesta.

Il gesto è preciso, non è troppo delicato nè tantomeno è troppo deciso, è un doppio colpo ben assestato con la giusta energia. Soltanto anni di wing chun potrebbero portare a sferrare colpi simili.

Il doppio tocco inflitto al cocomero genera un’onda di energia che attraversa la buccia, la polpa e si espande infine per l’intera superficie generando una vibrazione. Dalla frequenza di quella vibrazione l’umarell è in grado di capire la consistenza dell’interno e lo stato di maturità

Seconda fase. La pesata!

Non deve pesare nè poco, nè troppo. Il cocomero dovrà infatti soddisfare il fabbisogno familiare  senza carenze ma soprattutto senza sprechi.

L’umarell inarca la schiena ed afferra tra i palmi delle mani un cocomero. I bicipiti si tendono sotto la pelle flaccida, dando vita ad un effetto tipo becco di pellicano, la schiena scricchiola. Due leggere flessioni delle ginocchia e dei gomiti serviranno a determinare il peso del melone con una precisione che può oscillare attorno ai pochi etti di scarto.

La pesata può terminare soltanto quando:

A) l’umarell trova il cocomero giusto. Ipotesi da scartare perchè l’umarell è diffidente e pensa che ci sia sempre un cocomero migliore di quello che ha appena pesato

B) Ipotesi realistica. Le vertebre L3 e L4 danno luogo ad una protusione o un’ernia del disco.

 

Terza e ultima fase. L’unghiata o artigliata.

Serve a capirne la maturità e la dolcezza.

Quanto tempo è stata al sole l’anguria? Troppo? Troppo poco? In buccia veritas!

Col pugno chiuso l’anziano pensionato solleva il dito indice a mò di uncino, le palpebre si socchiudono, un respiro profondo e il tempo si dilata in slow motion… mi tornano in mente i colpi inferti dai maestri della Sacra Scuola di Nanto (Rey, Yuza delle nuvole, Sauzer)… SWISSS ZAAAC. L’umarell ha asportato con l’unghia del suo dito indice una parte di cocomero, dando luogo ai graffi motivo di questo articolo.

Il rituale va avanti a lungo e in alcuni casi di dubbio sulla scelta, si procede ad una sorta di ballottaggio che può concludersi con l’assaggio della buccia. L’umarell tirerà su il labbro superiore con una smorfia tra lo schifato e dracula in attacco,  con l’unghia si spalmerà sulla gengiva superiore un po’ di buccia. Sembra di assistere ad una retata della narcotici nel momento in cui l’agente assaggia la polverina bianca per accertarsi che non sia bicarbonato.

Ed infine Habemus Anguria.

A questo punto l’umarell chiamerà a gran voce la moglie affinchè lo raggiunga col carrello.

Soddisfatto come l’uomo di Neanderthal dopo una fruttuosa battuta di caccia, l’umarell accompagnerà tronfio quel cocomero fino alla tavola domestica e quando i nipotini esclameranno :” che buono il cocomero, com’è dolce! “, il volto dell’umarell si illuminerà di una nuova espressione di compiacimento, egli con falsa modestia non proferirà parola ma con un sopracciglio abbassato lancerà un’occhiata alla moglie in attesa che la vecchiaccia dica:

“Buono vero?” L’ha scelto il nonno!”

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